I quattro elementi

I quattro elementi nell'arte di Mario Vespasiani

Avvicinarsi all’opera di Mario Vespasiani significa entrare in un universo eterogeneo per linguaggi, tecniche e temi, che rivela una coerenza interna rara e rigorosa, di una visione unitaria governata da leggi simboliche ben precise. La pluralità dei suoi stili non è dispersione, bensì espansione, manifestazione di una ricerca che ambisce alla totalità e che trova nei Quattro elementi - Aria, Acqua, Terra e Fuoco - una mappa interpretativa antica e al tempo stesso attuale. In Vespasiani questi elementi non funzionano come semplici categorie tematiche o suggestioni iconografiche, ma come veri stati fondamentali della materia e dello spirito, come linguaggi primari attraverso cui l’esistenza si esprime e la coscienza si interroga. L’intera sua carriera può essere letta come un lungo e coerente processo alchemico, in cui ogni ciclo pittorico, progetto espositivo, brano musicale e testo poetico rappresentano altrettante operazioni volte a isolare, esplorare, attraversare e infine armonizzare questi principi, nella tensione costante verso una sintesi superiore.

L’Aria incarna il suo impulso ascensionale, la vocazione alla trascendenza e alla smaterializzazione, il pensiero che si fa visione e il desiderio di superare i limiti della condizione terrena; essa si manifesta inizialmente nel tema del volo, affrontato nei musei dedicati all’aeronautica, dove l’artista ha rovesciato consapevolmente l’eredità futurista, non celebrando la macchina ma spiritualizzandola, liberandola dal peso della retorica tecnologica e fondendola con il paesaggio come fosse un organismo dotato di un proprio stato d’animo. Da qui il volo diventa esperienza mentale, cosmica e infine interiore, espandendosi nei grandi cicli dedicati allo spazio e all’etere, dove l’Aria si trasforma in medium universale, in “blu cosmico” capace di unire la teologia medievale dell’Empireo di Dante con le intuizioni della fisica quantistica e della coscienza contemporanea. In opere come “Empireo” e “M-Ethereum”, Vespasiani non si limita a osservare il cielo, ma lo naviga, facendosi mistico e scienziato, esploratore di una quarta dimensione in cui materia e vibrazione coincidono e l’arte diventa linguaggio universale di fratellanza cosmica. Questo processo di rarefazione giunge al suo apice con “Le Nove Porte Celesti”, dove l’Aria non è più spazio da attraversare ma sostanza stessa dello spirito, resa percepibile grazie a soglie simboliche come il fumo dell’incenso, elemento effimero e respirabile che trasforma l’opera in esperienza meditativa, in atto di preghiera e di ascolto interiore. Non è fuori luogo dire che tutta la produzione musicale di Vespasiani appartenga intimamente a questo elemento, poiché il suono, per sua natura, è vibrazione che si propaga nell’aria e parla direttamente all’anima. 

Accanto all’Aria, l’Acqua rappresenta il regno della fluidità, dell’emozione, dell’inconscio e della metamorfosi continua, dimensione che l’artista ha esplorato con una sensibilità quasi iniziatica. Nelle mostre ospitate in contesti museali legati al mare, la navigazione diventa metafora dell’esistenza e l’oceano si configura come spazio simbolico della memoria e del sentimento, luogo in cui il capitano-artista attraversa le acque della vita guidato dalla sirena-musa, mentre il mare, mite e tremendo, riflette il cielo e custodisce abissi insondabili. Questa “qualità liquida” si traduce anche nella pittura, nel gesto sinuoso, nelle velature trasparenti, nella fusione cromatica che richiama il movimento incessante delle onde e restituisce la sensazione di figure che affiorano e si immergono, mai definitivamente fissate, testimoni di un divenire perenne. Trattando il colore ad olio, in una maniera tale che riesce a tramettergli la trasparenza dell’acquerello e la brillantezza di un acrilico.

La Terra, elemento del radicamento, della struttura e della tradizione, costituisce il fondamento etico e formale di questa visione: se Aria e Acqua rappresentano l’anelito al trascendente e all’inconscio, la Terra è ciò che conferisce solidità, disciplina e coerenza al percorso di Vespasiani. Il suo dialogo con i grandi maestri della storia dell’arte, da Lotto a Goya fino a Schifano, non è citazione ma atto di radicamento consapevole, immersione nella “terra fertile” della tradizione come fonte di legittimità e nutrimento. Le sculture arboree di “FAMAETERNITATIS”, con le loro radici che affondano negli inferi e le chiome proiettate verso il cielo, incarnano visivamente questa funzione mediatrice, così come la sua figura pubblica di uomo retto, disciplinato, cavalleresco, restituisce l’immagine di una struttura etica solida senza la quale il suo volo visionario rischierebbe di dissolversi. Il richiamo alla terra è presente nel raccontare le figure leggendarie di miti ed eroi del passato, dove la tonalità predominante marrone, rinsalda proprio questo legame millenario coi luoghi animati da tali presenze. Una pittura quasi monocromatica dalla quale affiorano volti o azioni, che si svolgono tra le pieghe di un tempo dilatato, a sottolineare la potenza di quegli echi lontani che affascinano ancora oggi.

Infine il Fuoco attraversa l’intera opera di Vespasiani come forza attiva, passione trasformativa ed energia sacra, manifestandosi tanto nella drammaticità dei cicli dedicati al conflitto e alla fede, come quello su “Lepanto”, quanto nell’intensità gestuale dei dialoghi pittorici più espressionisti e nella dimensione alchemica della sua musica e della sua poetica ermetica. Il Fuoco è ciò che brucia e trasforma, che distrugge per generare, che si fa luce divina nei santi, delle mostre “Holy Wood” che si sono tenute a Guastalla e a Bari, fiamma d’amore nelle liriche, fino a diventare pura luminosità spirituale, segno visibile dell’intensità dell’anima. Come nei volti disegnati su carta rossa della mostra “la Distruzione e l’Origine”, in cui il riferimento all’oltre, alla sparizione dal foglio come se l’immagine venisse consumata dal supporto, indica un qualcosa che non si dissolve, ma rimane fiamma viva.

La plausibilità della lettura dell’opera di Mario Vespasiani attraverso i Quattro elementi risiede proprio nella sua aspirazione alla totalità: egli non si riconosce in un unico registro espressivo, ma nell’equilibrio dinamico di forze diverse, capaci di compenetrarsi e sostenersi reciprocamente. Ogni sua opera inoltre contiene più elementi in dialogo, ma il fine ultimo di questo lungo lavoro alchemico è la rivelazione di un ulteriore principio, la Quintessenza, lo Spirito, che nasce dall’armoniosa unione degli altri quattro. È lo Spirito che respiriamo nell’Aria dei suoi cieli, che sentiamo fluire nell’Acqua delle sue emozioni, che ci sostiene nella Terra della sua etica e che ci accende nel Fuoco della sua passione. Vista attraverso questa lente, l’intera produzione di Mario Vespasiani si rivela come un unico, monumentale e coerente cammino iniziatico, un invito a riconoscere, equilibrare e integrare gli elementi dentro e fuori di noi, per accedere a quella dimensione unificata, luminosa e immortale che rappresenta la vera dimora dello Spirito.

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