La centratura interiore

La centratura interiore: Mario Vespasiani e il libro cinese della vita

La ricerca artistica di Mario Vespasiani può essere letta come un esercizio di coerenza, non nel senso di una fedeltà stilistica o di una riconoscibilità linguistica, ma come continuità tra interiorità, gesto e responsabilità. In questo senso, la sua pratica sembra collocarsi in una zona rara dell’arte contemporanea: quella in cui l’opera non è separabile dalla qualità della vita che la rende possibile. È qui che il dialogo con Il segreto del fiore d’oro. Il libro cinese della vita diventa particolarmente significativo, non come riferimento tematico o suggestione simbolica, ma come chiave di lettura profonda. Il testo taoista insiste sulla necessità di un ritorno al centro, di una raccolta dell’energia dispersa, affinché la luce interiore possa concentrarsi e, senza forzature, fiorire. Il fiore d’oro non è un obiettivo da raggiungere, ma l’esito naturale di un processo condotto con disciplina, attenzione e misura. Allo stesso modo, l’opera di Vespasiani non si presenta come affermazione, né come conquista è piuttosto il risultato visibile di un lavoro incessante di una pratica che precede e accompagna il fare artistico.

Nella sua ricerca non si avverte l’urgenza di occupare lo spazio del presente, né il desiderio di aderire alle retoriche dominanti del sistema dell’arte. C’è invece un tempo diverso, più lento e circolare, in cui il gesto creativo diventa una verifica costante del proprio posizionamento interiore e questo atteggiamento richiama uno degli insegnamenti centrali del Segreto del fiore d’oro: il rifiuto dell’azione forzata. Ogni tentativo di accelerare il processo, di piegarlo alla volontà dell’io, conduce alla dispersione; solo ciò che nasce da una centratura autentica possiede una reale efficacia e in questo senso, l’etica di Vespasiani non è un elemento accessorio rispetto alla sua ricerca, ma ne costituisce il fondamento. La scelta di non cedere alle mode e di non trasformare il talento in spettacolo, rivela una posizione etica precisa, non si tratta di sottrazione ideologica, ma di una forma di responsabilità: verso il proprio lavoro, verso lo sguardo dello spettatore, verso il tempo in cui si opera.

Il Segreto del fiore d’oro afferma che il lavoro interiore non riguarda solo l’individuo e la qualità della centratura personale influisce sull’ordine del mondo; ogni disarmonia si riflette all’esterno, ogni equilibrio genera un effetto silenzioso ma reale. Trasposta nel campo artistico, questa visione permette di leggere l’opera come un atto che eccede la dimensione estetica, l’immagine, il segno, la parola non sono mai fini a se stessi, ma tracce di un processo che implica attenzione, cura, responsabilità. Le opere di Vespasiani non cercano di spiegare, né di convincere, mantengono piuttosto una soglia aperta, uno spazio di risonanza che richiede allo spettatore una disposizione analoga a quella dell’artista: rallentare, sospendere il giudizio, rinunciare all’atteggiamento consumistico dello sguardo. Come nel testo taoista, la verità non viene esibita, ma custodita; non si impone, ma si lascia intravedere.

In un tempo dominato dalla visibilità e dalla produzione incessante, questa scelta assume un valore controcorrente, l’opera non chiede attenzione, non reclama centralità, fiorisce, semmai, come conseguenza di un processo compiuto. È in questa discrezione che risiede la sua forza e forse anche la sua attualità. L’arte torna a essere una pratica di trasformazione, non nel senso dell’efficacia immediata, ma come modifica lenta e profonda del modo di stare al mondo. Il fiore d’oro, nel testo cinese, non fiorisce per essere visto, fiorisce perché il centro è saldo, allo stesso modo, la ricerca di Mario Vespasiani suggerisce che l’opera autentica non nasce dal desiderio di apparire, ma dalla capacità di abitare il proprio tempo con misura. In questa coincidenza tra estetica ed etica, tra forma e condotta, si manifesta una via possibile per l’arte contemporanea: non come risposta al rumore del presente, ma come pratica che restituisce senso, ordine e profondità all’esistenza.

Tags