L'opera musicale di Mario Vespasiani
Armonie e risonanze delle atmosfere
100 canzoni - 5 album - 1 libro - 1 mostra
Nel panorama contemporaneo se non è raro che linguaggio riesca a sfiorarne un altro, quello che è più difficile è che riesca a condividerne la stessa origine senza che si riveli semplicemente una variazioni del tema. Le cento canzoni raccolte in Cantami o Musa. 100 canzoni dall'altrove testimoniano invece un caso a sé, quello di una ricerca che, pur cambiando forma, continua a interrogare le stesse domande fondamentali, a dare forma alle vibrazioni invisibili dei colori. Chi conosce Mario Vespasiani attraverso la pittura potrebbe essere tentato di considerare questa produzione musicale come un capitolo ulteriore della sua eclettica attività. La lettura dei testi e l'ascolto dei cinque album che li hanno generati suggeriscono tuttavia un'altra conclusione: qui la musica non accompagna l'opera visiva, non la commenta e non la traduce, ne condivide piuttosto il respiro.
Le cento composizioni che compongono questa raccolta sono nate lungo neanche due anni di lavoro e attraversano cinque stagioni creative distinte. Eppure, osservate nel loro insieme, appaiono come le parti di un'unica narrazione. Dall'intimità di Diario di Bordo alle aperture oceaniche di Heart of the Sea, dalla prospettiva sospesa di The Aeronaut alle meditazioni cosmiche di Stars and Tears, fino alla ricerca di essenzialità che caratterizza Essentia, il percorso sembra svilupparsi come una progressiva dilatazione dello sguardo. Ciò che inizialmente appartiene al quotidiano si apre gradualmente alla dimensione del mito; ciò che nasce dall'esperienza personale cerca infine una forma universale. Il titolo stesso della raccolta rivela una chiave di lettura decisiva: "Cantami o Musa" non è soltanto una citazione della tradizione poetica occidentale, è l'indicazione di una postura creativa. Prima ancora di parlare, l'artista ascolta e prima ancora di comporre, si dispone verso qualcosa che percepisce come precedente alla propria volontà. La Musa non rappresenta semplicemente una fonte d'ispirazione: diventa il simbolo di una relazione costante con quell'altrove da cui emergono immagini, intuizioni e visioni.
Forse è proprio questo l'aspetto più significativo dell'intero progetto. In un tempo segnato dalla dispersione dell'attenzione, questi brani percorrono una traiettoria differente: non si affidano alla facilità della rima o all'immediatezza del ritornello, ma si sviluppano attraverso simboli, richiami e figure archetipiche che richiedono un ascolto consapevole e partecipato. Non sono composizioni pensate per accompagnare distrattamente il rumore di fondo durante altre attività, bensì per aprire uno spazio di riflessione e di contemplazione. Elementi naturali, orizzonti geografici e immagini ricorrenti diventano le coordinate di una geografia interiore in continua trasformazione, capace di generare paesaggi sonori differenti e atmosfere che accompagnano l'ascoltatore in un percorso tra memoria, immaginazione e ricerca di senso. La pubblicazione dei testi, con alcuni spartiti, consente inoltre di cogliere una dimensione spesso trascurata nell’ascolto, in quanto privata della musica, la parola rivela la ricchezza di una propria autonomia letteraria.
Le canzoni si mostrano come brevi componimenti poetici, frammenti narrativi, preghiere laiche, meditazioni liriche. Letti consecutivamente, i cento testi assumono la forma di un diario spirituale in cui l'autore registra non tanto episodi quotidiani quanto stati di coscienza, trasformazioni dello sguardo, tentativi di orientamento nel mistero dell’esistenza. Per questa ragione Cantami o Musa più che una raccolta di canzoni è la testimonianza di un artista capace di esplorare con stupore territori differenti mantenendo intatta la fedeltà a una visione unitaria. Le immagini diventano suono, il suono diventa parola e la parola ritorna immagine nella mente di ciascuno e, in questo continuo attraversamento dei linguaggi emerge il nucleo più autentico dell'opera: la convinzione che l'arte, qualunque forma assuma, sia innanzitutto uno strumento di conoscenza. Le canzoni raccolte in queste pagine invitano il lettore e l'ascoltatore a compiere lo stesso viaggio e non verso un luogo preciso, ma in quella regione interiore in cui memoria e immaginazione, esperienza e contemplazione, finito e infinito continuano a incontrarsi. È da lì, da quell'altrove evocato nel sottotitolo, che la Musa continua a cantare.


