Mara as Muse

Mario e Mara, l’artista e la sua musa: Mara as Muse

Il progetto Mara as Muse rappresenta uno dei nuclei più significativi e originali della ricerca di Mario Vespasiani. Più che una serie di opere, si tratta di un manifesto totale di vita, nel quale pittura, fotografia, video, editoria, installazione e design convergono su Mara, quale espressione tangibile del significato e del ruolo della musa nell'epoca contemporanea. Un progetto che nel tempo si è evoluto su più fronti senza perdere la propria coerenza concettuale. 

Il concetto centrale: ridefinire la figura della musa

L'aspetto più innovativo di Mara as Muse consiste nella volontà di recuperare il concetto originario di musa. Nella tradizione classica la musa non era semplicemente una modella o una figura da rappresentare, ma una presenza capace di orientare il pensiero creativo dell'artista. Secondo Vespasiani, nella cultura contemporanea questa figura si è progressivamente ridotta a un'immagine estetica o commerciale, spesso assimilabile alla testimonial o alla modella. Vespasiani vuole invece riportarla al suo significato più profondo: una persona reale che partecipa al processo creativo e lo accompagna nell’avventura della vita. In questo senso Mara non è soltanto il soggetto raffigurato, ma diventa un principio generatore di opere, idee, viaggi e relazioni.

Mara come presenza creativa

Vespasiani ha spiegato in diverse occasioni che Mara è presente nel suo lavoro fin dagli anni della formazione artistica. Non viene descritta come una semplice modella ritratta in molte opere, bensì come una persona che condivide completamente l'esperienza creativa.

L'artista sottolinea come la sua partecipazione comprenda un dialogo constante su tutti gli ambiti, quali:

  • l’immaginazione delle opere;

  • la progettazione degli allestimenti;

  • l'organizzazione delle mostre;

  • il dialogo quotidiano che alimenta nuove idee;

  • la condivisione dei viaggi e delle esperienze.

Per questo la loro relazione assume quasi il carattere di un'opera “aperta”, pur mantenendo, la scenta finale e la paternità artistica di Vespasiani. 

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Un progetto interdisciplinare

Uno degli aspetti più interessanti è che Mara as Muse supera deliberatamente i confini della pittura.

Il progetto comprende infatti:

  • dipinti;

  • fotografie;

  • un cortometraggio;

  • videoclip;

  • mostre;

  • cataloghi;

  • libri fotografici;

  • oggetti di design;

  • borse d'artista.

Infatti nella presentazione del 2013 il progetto veniva descritto come un evento articolato in più parti: mostra, film, videoclip e catalogo, tutti pensati come espressioni di una stessa ricerca.  Questa struttura riflette una concezione dell'opera d'arte come ecosistema narrativo, in cui ogni mezzo amplia il significato degli altri.

Il tema del viaggio

Uno dei fili conduttori più importanti è il viaggio. Non si tratta tanto dello spostamento geografico quanto del viaggio come esperienza di trasformazione e non a caso i sottotitoli delle relative esposizioni parlano di:

  • Storie di viaggiatori, scenari e bagagli;

  • Storie di viaggiatori, orizzonti e tavole volanti.

Il viaggio diventa metafora della relazione tra due persone che crescono insieme, lasciando tracce nei luoghi attraversati e nelle persone incontrate.

Le opere assumono spesso la forma simbolica di:

  • canoe;

  • tavole;

  • bagagli;

  • bandiere;

  • mappe;

  • superfici che evocano il mare.

Sono immagini che parlano di orientamento, movimento e trasformazione. 

La fotografia

Nel progetto fotografico la figura di Mara appare immersa in paesaggi essenziali, quasi sospesi fuori dal tempo. Le fotografie evitano volutamente l'erotizzazione del corpo femminile e tutti gli altri riferimenti all’immaginario pubblicitario. La donna viene rappresentata come presenza spirituale, simbolica e narrativa. Gli sfondi naturali, il movimento del corpo e la composizione rigorosa trasformano ogni immagine in un racconto, che suggerisce le più varie possibilità di interpretazione. La critica ha evidenziato come la bellezza delle immagini non punti alla seduzione ma alla costruzione di un immaginario poetico e per tale motivo il gallerista Pio Monti ha esposto nella sua galleria nel 2015 alcuni di questi scatti con i capolavori di Mario Giacomelli.

Gli esemplari unici: borse ed opere in seta

Una delle evoluzioni più originali del progetto riguarda la produzione di borse ispirate a Mara. Le quali non vengono considerate accessori di moda, bensì come opere d'arte utilizzabili. Ogni borsa è un esemplare unico, realizzato artigianalmente con materiali ecologici. Secondo Vespasiani il bagaglio rappresenta la memoria del viaggio: raccoglie gli oggetti quotidiani ma anche le tracce invisibili delle esperienze vissute. L'oggetto di design diventa così una prosecuzione della pittura nello spazio della vita quotidiana. 

Le opere in seta (foulard) rappresentano molto più di un semplice supporto o di un accessorio: costituiscono l'evoluzione naturale della pittura verso una dimensione dinamica, in cui l'opera entra nella vita quotidiana e si fa corpo, movimento e identità. Le prime sperimentazioni su pura seta risalgono al 2014-2015, quando Vespasiani abbandona il concetto tradizionale di quadro per realizzare opere leggere e fluttuanti, pensate come bandiere di territori immaginari. Le superfici seriche vengono pensate come mappe viste dall'alto, paesaggi astratti e geografie interiori, nelle quali il colore sostituisce i confini politici e racconta un'appartenenza spirituale più che geografica.

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I libri

Negli anni il progetto si amplia fino a comprendere una vasta produzione editoriale. Questa collezione è stata anche al centro della presentazione pubblica del progetto presso la Galleria d'Arte Moderna di Roma nel 2017. La presentazione romana del 2017 sottolineava come Mara as Muse fosse ormai articolato in tre libri, circa 500 pagine e 250 immagini, configurandosi come una vera opera editoriale oltre che artistica.  La pubblicazione non ha la funzione di catalogo tradizionale, ma costituisce un ulteriore spazio creativo in cui immagini, testi e riflessioni costruiscono un racconto autonomo.

Il significato simbolico

Mara as Muse affronta diversi temi:

  • il rapporto tra arte e vita;

  • la relazione come fonte di conoscenza;

  • il viaggio come processo di trasformazione;

  • il recupero della dimensione spirituale dell'arte;

  • la continuità tra esperienza quotidiana e produzione artistica.

Per Vespasiani non esiste una separazione netta tra vivere e creare: l'opera nasce dal modo in cui una relazione modifica lo sguardo sul mondo.

L'importanza nella ricerca di Vespasiani

All'interno dell'intero percorso dell'artista, Mara as Muse può considerarsi l’esempio di una pratica che incarna il rapporto vitale del creare e la sua direzione pienamente relazionale e interdisciplinare.

Le opere non sono più soltanto immagini, ma diventano:

  • esperienze;

  • libri;

  • film;

  • oggetti;

  • eventi;

  • percorsi espositivi, come la rassegna sulla performance I’Muse.

Questa espansione riflette una concezione dell'arte come linguaggio capace di attraversare media differenti mantenendo una forte unità poetica.

Una valutazione critica

Dal punto di vista della storia dell'arte contemporanea, Mara as Muse si distingue per almeno tre motivi:

  1. Rielabora il concetto tradizionale di musa, sottraendolo alla dimensione passiva della modella e riportandolo a una relazione creativa condivisa.

  2. Integra numerosi linguaggi artistici in un unico progetto coerente, superando la distinzione tra pittura, fotografia, cinema, editoria e design.

  3. Trasforma la biografia personale in ricerca universale, utilizzando una relazione concreta come punto di partenza per riflettere su temi più ampi quali il viaggio, l'ispirazione, il tempo e la costruzione dell'identità.

Mara as Muse più che una serie di opere è da considerarsi un progetto di lunga durata in cui la relazione umana diventa il principio dinamico della pratica artistica di Mario Vespasiani, fondendo esperienza vissuta e ricerca estetica in un'unica narrazione coerente.

 

L'arte dell'incontro. La musa come forza generativa

Uno degli aspetti più innovativi e rilevanti del progetto Mara as Muse risiede in questa radicale ridefinizione della figura della musa. Mario Vespasiani compie infatti un ribaltamento di una lunga tradizione iconografica e culturale che, per secoli, ha relegato la donna al ruolo di semplice oggetto di contemplazione, di modella o di presenza silenziosa al servizio della creatività maschile.

Nella storia dell'arte la musa è stata frequentemente rappresentata come colei che ispira senza partecipare realmente al processo creativo: una figura idealizzata, spesso privata di una propria autonomia, funzionale all'affermazione del genio dell'artista. Vespasiani smonta consapevolmente questo paradigma. Mara infatti non occupa una posizione periferica o decorativa, né è il pretesto iconografico della sua pittura; diventa invece il centro generativo dell'intero progetto artistico, una presenza imprescindibile senza la quale molte opere, intuizioni e sviluppi della sua ricerca non avrebbero preso forma.

La relazione tra artista e musa non viene quindi costruita secondo una gerarchia, ma secondo un principio di complementarità. Vespasiani riconosce alla musa una dignità pari alla propria, attribuendole un ruolo attivo nella nascita dell'opera. Non esiste più il creatore da una parte e l'ispirazione dall'altra: entrambi partecipano a un medesimo processo creativo, nel quale il dialogo, l'ascolto e la condivisione diventano strumenti essenziali della produzione artistica.

Questa visione assume anche una dimensione simbolica più ampia. Mara non è soltanto una persona concreta, ma diventa l'incarnazione del principio generatore della vita. La sua figura richiama archetipi antichissimi presenti in numerose culture: la Grande Madre, la Madre Terra, le acque primordiali dalle quali ogni forma vivente emerge. In questa prospettiva la musa non è semplicemente colei che suggerisce un'immagine, ma diventa la sorgente stessa della possibilità creativa.

L'artista si pone quindi in una posizione di ascolto verso questo principio originario. Le idee non vengono presentate come il prodotto esclusivo della volontà individuale o del talento personale, ma come qualcosa che affiora da una relazione profonda con una dimensione generativa che Mara rende presente. La creatività assume così il carattere di una scoperta più che di un'affermazione del proprio ego, di un dialogo continuo con una fonte di energia che precede e alimenta l'atto artistico. In questa prospettiva, Mara as Muse supera anche ogni possibile interpretazione sentimentale o autobiografica. 

La relazione personale diventa il punto di partenza per riflettere su un principio universale: l'idea che ogni autentica creazione nasca dall'incontro tra forze complementari, dall'equilibrio tra sensibilità diverse e dalla capacità di riconoscere nell'altro non un elemento subordinato, ma un soggetto pienamente partecipe dell'atto creativo. È proprio in questo riconoscimento che il progetto assume una portata etica oltre che estetica. Restituendo centralità alla musa, Vespasiani restituisce dignità a una figura che la tradizione aveva spesso confinato ai margini del racconto artistico. 

La donna non è più celebrata esclusivamente come incarnazione della bellezza, né come presenza accessoria destinata a esaltare il talento dell'artista. Diventa invece il cuore simbolico da cui scaturiscono intuizione, immaginazione e conoscenza: il principio creatore che alimenta l'opera, proprio come la terra genera i frutti e le acque primordiali custodiscono l'origine della vita. In questo senso Mara as Muse non propone soltanto un’aggiornata idea di musa, ma una nuova modalità di creazione artistica: un processo fondato sulla reciprocità, sull'interdipendenza e sull’incontro.

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Elysium: la musa che racconta l'artista

Se Mario Vespasiani ridefinisce il ruolo della musa ponendola al centro del processo creativo, Mara compie un gesto altrettanto innovativo e, per molti aspetti, senza precedenti. Per la prima volta è infatti la musa stessa a dedicare a un artista, mentre la sua ricerca è ancora in pieno svolgimento, un'opera letteraria capace di raccontarne la dimensione più intima e invisibile.

Con il libro Elysium, Mara offre una testimonianza che non si limita alla biografia o alla cronaca della vita condivisa. Il suo sguardo si rivolge a ciò che normalmente sfugge alla narrazione dell'arte: i tempi dell'attesa, i silenzi, le intuizioni improvvise, le trasformazioni interiori, i gesti quotidiani che precedono la nascita di un'opera e il pensiero che lentamente prende forma.

Il libro diventa quasi il controcanto del progetto Mara as Muse. Se l'opera di Vespasiani rende visibile l'ispirazione attraverso immagini, dipinti e simboli, Elysium restituisce ciò che non può essere rappresentato visivamente: l'atmosfera umana ed emotiva nella quale l'arte nasce.

La narrazione assume un respiro quasi cinematografico; complici anche le fotografie in bianconero, le pagine scorrono come sequenze in cui il lettore entra nella quotidianità di una coppia che non si limita a vivere insieme, ma che sceglie di fare dell'arte una forma di esistenza. Ogni viaggio, paesaggio, incontro o gesto domestico diventa parte di un'unica opera in continua evoluzione, nella quale la distinzione tra vita e creazione progressivamente si dissolve.

In questo senso Elysium non rappresenta semplicemente il racconto di un artista, ma la testimonianza di una relazione creativa fondata sulla reciprocità. Mara osserva Mario non dall'esterno, come farebbe un biografo o un critico, ma dall'interno dello stesso processo che contribuisce ad alimentare. Il suo sguardo rende accessibile quella trama invisibile di intuizioni, emozioni e trasformazioni che precede ogni opera e che raramente trova spazio nella storiografia artistica.

Se la trilogia Mara as Muse ridefinisce il concetto di musa, Elysium amplia ulteriormente questa “rivoluzione culturale”: la musa non è più soltanto fonte d'ispirazione attiva e partecipe, ma diventa anche narratrice consapevole del processo creativo. L'artista e la musa si osservano reciprocamente, dando vita a un dialogo in cui l'opera nasce tanto dalle immagini quanto dalle parole, tanto dalla pittura quanto dall'esperienza condivisa ed è proprio questa doppia prospettiva a definire il loro immaginario, un caso pressoché unico nel panorama nell'arte contemporanea.

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