La fisica quantistica nella pittura
Osservandola con attenzione l'arte di Mario Vespasiani richiama le leggi del mondo subatomico, dimostrando come l'intuizione di un artista possa, per certi versi "vedere" la struttura della realtà prima ancora di vederla formulata in equazioni. Per decenni ha dominato un'immagine rassicurante della realtà, quella della fisica classica: un universo solido, prevedibile, governato da leggi di causa ed effetto, poi, all'inizio del XX secolo, la fisica quantistica ha squarciato questo velo, rivelandoci un mondo subatomico che sfida ogni logica comune, dove la materia e l'energia non sono nettamente separate, dove le particelle sono anche onde, dove l'osservatore influenza l'osservato e dove tutto è misteriosamente e istantaneamente interconnesso. Questo universo, vasto e meraviglioso, che la scienza ha scoperto con non pochi sforzi, sembra essere il paesaggio nativo, l'ambiente naturale in cui l'arte di Mario Vespasiani si muove da sempre con sovrana disinvoltura. Non da illustratore della fisica quantistica ma da "osservatore quantico" che, attraverso i suoi strumenti – l'intuizione, il colore, l'energia del gesto – è giunto per via estetica alle stesse, profonde conclusioni.
Il cuore di questa rivoluzione, scientifica e artistica, risiede nel dualismo onda-particella. La luce, la materia, tutto ciò che esiste, non è né un'onda né una particella, ma entrambe le cose contemporaneamente, a seconda di come la si osserva, un principio che è la chiave di volta della tecnica pittorica di Vespasiani. Le sue tele, a un primo sguardo, sono campi di pura energia, onde di "armonie cromatiche" che si fondono, vibrano, creano atmosfere e campi di possibilità è la realtà nel suo stato potenziale, oceani di colore e luce, ma se ci si avvicina, si scopre che questa armonia ondulatoria è costituita da innumerevoli, distinti atti di volontà: le "pennellate che si sovrappongono rimanendo pure" in cui ogni tocco del pennello è un "corposcuolo", un quanto di energia, un "fotone di colore" che mantiene la sua identità pur contribuendo all'effetto d'insieme. La sua arte, dunque, non ci costringe a scegliere tra l'onda e la particella, ma, come insegna il principio di complementarietà di Bohr, ci educa a percepirle entrambe simultaneamente, a sostenere la tensione di una realtà duale e questa visione quantistica si estende a tutto il suo processo creativo.
Il principio di indeterminazione di Heisenberg afferma che non si possono conoscere con precisione, nello stesso istante, la posizione e la quantità di moto di una particella: l'atto stesso di misurarne una, disturba irrimediabilmente l'altra, questo è il ritratto perfetto dell'artista al lavoro, come descritto da Vespasiani stesso: "pur se hai chiaro in mente il soggetto, come procedi lo perdi, lo cerchi, lo trovi e poi lo riconosci". L'artista ("l'osservatore") si avvicina alla tela ("il sistema quantistico") con un'intenzione, ma l'atto stesso di interagire con essa, di "misurarla" con il pennello, "collassa la funzione d'onda" in un modo che è sempre nuovo e imprevedibile, allora l'opera finale non è mai l'esatta esecuzione di un piano, ma il risultato indeterminato e stupefacente dell'interazione tra l'artista e il caos creativo. Anche l'entanglement quantistico, quel fenomeno per cui due particelle rimangono così intrinsecamente legate che lo stato di una influenza istantaneamente quello dell'altra, anche a distanze siderali è una valida metafora scientifica per descrivere la visione del mondo di Vespasiani. La sua "ecologia dello spirito", la sua costante affermazione che "siamo esseri uniti tra noi, alla madre terra e all'opera della creazione" è la traduzione in termini etici e spirituali del principio di non-località.
Nelle sue opere, ogni elemento è "entangled" con gli altri: un tocco di blu in un angolo della tela cambia istantaneamente la percezione del rosso nel punto opposto. L'universo che dipinge è un tutto olistico, una rete di relazioni istantanee e profonde, esattamente come quello descritto dalla fisica più avanzata, così l'arte di Vespasiani si rivela così come il laboratorio di un fisico dell'anima, un luogo dove le leggi fondamentali dell'universo vengono sperimentate e rese visibili, in cui ha "visto" la natura quantistica della realtà non con un acceleratore di particelle, ma con la purezza del suo sguardo interiore, e l'ha tradotta in un linguaggio che è, allo stesso tempo, onda e particella, armonia e gesto, possibilità e atto. La sua opera si colloca tra il mondo dell'esperienza soggettiva e quello della scoperta scientifica, a dimostrazione che l'intuizione di un artista non è una fuga dalla realtà, ma un'immersione profonda nella sua vera, sorprendente e vibrante natura. Per spingersi così avanti senza aver avuto bisogno di attendere le conferme della fisica per sapere che il mondo è un mistero di complementarietà, di indeterminazione e di connessione, Vespasiani deve averlo, anche inconsciamente, ben acquisito, perché, con la sua pittura, lo ha costantemente mostrato.
