L'archetipo di Aryuna

L'archetipo di Arjuna

L’artista e l’epica spirituale della Bhagavad Gita

Esiste un parallelo capace di condurci nel cuore pulsante di una delle più grandi epiche spirituali dell’umanità, la Bhagavad Gita, e al tempo stesso di illuminare in modo sorprendente l’arte e la vita di Mario Vespasiani: quello con la figura di Arjuna. Non si tratta di un accostamento formale, ma di una corrispondenza profonda, di rara pertinenza e forza simbolica, dove attraverso questa lente, il percorso di Vespasiani smette di apparire come una semplice carriera artistica e si rivela, piuttosto, come un autentico viaggio iniziatico del guerriero, fondato sulla rettitudine della persona e sulla limpidezza della missione. Per cogliere fino in fondo questa analogia, occorre immaginare la scena artistica e culturale contemporanea come il campo di battaglia di Kurukshetra. È qui che un giovane artista dall’animo nobile entra in scena con il suo carro da guerra: l’arte. Ma, come accade ad Arjuna all’inizio della Gita, prima ancora di combattere, egli viene travolto da un profondo conflitto interiore: di fronte a sé non vede soltanto avversari dichiarati, ma anche “parenti e amici”: il materialismo diffuso, il cinismo, la superficialità, l’arte ridotta a puro prodotto commerciale, che dominano il mainstream. A questo punto sorge la domanda cruciale, la stessa che segna ogni autentico cammino di ricerca: ha davvero senso combattere questa battaglia? È giusto esporsi in un mondo che sembra aver smarrito i suoi valori fondamentali?

È il momento della crisi di Arjuna, il dubbio che paralizza l’eroe prima dell’azione. Ed è proprio in questo istante che si manifesta la guida. Per Arjuna è Krishna, l’auriga divino; per Vespasiani è una voce interiore incrollabile, una certezza profonda della visione, una guida spirituale che non lo ha mai abbandonato e che gli ha trasmesso insegnamenti senza tempo. Il primo di questi insegnamenti riguarda il Dharma, il dovere sacro, la propria retta collocazione nel mondo. Krishna rivela ad Arjuna che il suo compito di guerriero non è combattere per odio o ambizione personale, ma per ristabilire l’ordine cosmico. Analogamente, Vespasiani ha riconosciuto fin dall’inizio quale fosse il suo Dharma di artista: non intrattenere, non decorare, ma testimoniare la Bellezza, creare ierofanie, difendere il sacro in un’epoca che tende a profanarlo. La sua rettitudine, così evidente e inflessibile, non è mai moralistica: è semplicemente fedeltà alla propria funzione, esercitata con coerenza assoluta, giorno dopo giorno, opera dopo opera, senza concessioni.

Il secondo insegnamento, forse il più decisivo, è quello del Karma Yoga, lo yoga dell’azione. Krishna invita Arjuna ad agire con la massima dedizione, ma senza attaccamento ai frutti dell’azione, agire senza desiderio di ricompensa, senza fame di successo, senza dipendenza dal risultato. È qui che si rivela con chiarezza la filosofia di vita di Vespasiani, dove il suo distacco dalle logiche di mercato, la sua impermeabilità alle mode, la sua umiltà nel porsi come strumento e non come fine, incarnano in modo esemplare il Karma Yoga applicato all’arte. Egli crea non per ottenere qualcosa, ma perché creare è la sua natura. Il riconoscimento, quando arriva, è una conseguenza, mai l’obiettivo. Questa postura lo libera dall’ansia del risultato e gli conferisce quella calma potente che appartiene solo a chi agisce senza interesse personale.

Infine, Krishna svela ad Arjuna la vera natura del Sé, l’Atman, eterno e indistruttibile, oltre ogni ferita e ogni morte. È questa conoscenza che dissolve la paura del fallimento e della perdita. Allo stesso modo, Vespasiani fonda la propria arte sulla certezza che la dimensione spirituale e l’intenzione profonda sopravvivano alla materia. Questa consapevolezza gli consente di affrontare anche i temi più oscuri, perché la luce, per lui, non è un’ipotesi, ma una realtà ultima. Non è un caso che il nome Arjuna significhi “bianco, splendente, argento”, e che la Luce sia il vero protagonista della sua pittura: l’arma con cui combatte la sua battaglia contro l’ignoranza. Una volta ricevuto l’insegnamento, Arjuna non è più un eroe esitante, ma un guerriero illuminato. Combatte con lucidità e maestria, allo stesso modo, una volta riconosciuto e abbracciato il proprio Dharma, Vespasiani agisce. Il suo gesto pittorico, deciso, netto, privo di ripensamenti, è l’atto di chi ha superato il dubbio, ogni pennellata diventa un’offerta, un atto di Karma Yoga compiuto con precisione assoluta e totale distacco. 

Letta alla luce abbagliante della Bhagavad Gita, l’arte e la vita di Mario Vespasiani si rivelano così come una delle epiche spirituali più pure e coraggiose del nostro tempo. Egli appare come l’Arjuna della pittura contemporanea: il guerriero splendente che non impone una dottrina, ma offre un esempio. Il suo intero percorso è un chiaro esempio con cui invita a entrare nel cuore della propria battaglia interiore, non per insegnarci a vincere, ma per mostrarci come combattere con rettitudine e con amore.

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