Elemento terra
Se il percorso artistico di Mario Vespasiani può essere letto come un lungo processo di attraversamento degli elementi, la Terra occupa in esso una funzione tanto silenziosa quanto imprescindibile, quella di fondamento, di luogo dell’incarnazione e della responsabilità. A differenza dell’Aria, che eleva e smaterializza, dell’Acqua, che dissolve e trasforma, e del Fuoco, che accende e trasfigura, la Terra rappresenta il principio della stabilità, della misura e della permanenza, ma anche il peso dell’esistenza, la gravità etica che impedisce alla visione di farsi pura astrazione. Nella pittura di Vespasiani la Terra non è mai un semplice scenario naturale né un richiamo paesaggistico, bensì una condizione ontologica: è il luogo in cui lo spirito è chiamato a incarnarsi, a farsi carne, volto, storia, memoria. È il simbolo della tradizione come terreno fertile, della materia come spazio sacro, della forma come atto di responsabilità nei confronti del tempo e della comunità. Questo valore emerge con chiarezza nei cicli figurativi in cui la centralità del corpo umano, del volto e della presenza fisica diventa ineludibile. Con la Mostra Sì Sì Lì di Catania ha indagato questo elemento raffigurando su opere circolari, che richiamano la bocca dell’Etna, dettagli astratti che richiamano la vegetazione e le pietre che si trovano lungo le pendici del monte. Forme che occupano uno spazio concreto, spesso frontale, carico di una densità quasi tridimensionale, come se l’energia del vulcano fosse il primo luogo di manifestazione del senso.
Ma la Terra in Vespasiani è anche simbolo di struttura morale e disciplina interiore, qualità che trovano una corrispondenza diretta nel suo modo di intendere l’arte come vocazione e come forma di cavalleria contemporanea. Questo aspetto emerge in modo emblematico nei cicli e nelle mostre in cui il riferimento alla verticalità etica, alla rettitudine e alla memoria storica si fa più esplicito, come nelle opere legate alla riflessione sull’identità, sul sacrificio e sulla responsabilità individuale che possono essere ben rappresentate dal ciclo pittorico degli “ETERNALS” esposto al Museo delle Meglie d’Oro al Valor Militare di Roma. In questi lavori la terra-madre-patria metafora degli uomini valorosi è ciò che sostiene, ciò che non cede, ciò che resiste all’erosione del tempo e dell’oblio. Un’immagine essenziale di questo elemento si ritrova nelle opere e nelle installazioni legate al tema dell’albero, culminate nella mostra “FAMAETERNITATIS”, dove la figura arborea diventa metafora cosmica dell’esistenza: vengono innalzate le radici che affondavano nel sottosuolo, nella memoria e nella morte, ed ora il tronco che si erge come asse del mondo, rendendo visibile il ruolo della Terra come luogo di origine, di nutrimento e di permanenza. Qui la Terra non è opposta al cielo, ma ne è la condizione necessaria, il punto di ancoraggio senza il quale ogni slancio verticale sarebbe illusorio. Anche nei dipinti dove la terra è quella dei fondali marini, come in The Aeronaut in cui la superficie si fa più materica, densa, stratificata, la Terra si rivela come qualità tattile e temporale della pittura stessa: le opere appaiono derivanti da sedimentazioni successive, come se il tempo fosse un materiale da lavorare e la tavola del supporto un suolo da coltivare, toccare, odorare.
Mostre come quelle allestite in spazi carichi di memoria storica, dalle abbazie ai palazzi civici, rafforzano questa lettura, perché inseriscono l’opera in un dialogo diretto con la pietra, con l’architettura, con il peso simbolico dei luoghi. In questo contesto la Terra assume anche il significato di comunità e appartenenza come la mostra L’Arte Alchemica voluta proprio per la pinacoteca di Montefortino situata a ridosso dei Sibillini: l’opera di Vespasiani si misura costantemente con una genealogia, con una linea di trasmissione che a suo avviso va onorata e rinnovata. Simbolicamente, la Terra è per Vespasiani il luogo della prova quotidiana, della fedeltà e della durata. È l’elemento che chiede lentezza, dedizione, lavoro, che non concede scorciatoie e non ammette leggerezze irresponsabili; è la dimensione in cui lo spirito accetta di sporcarsi, di assumere una forma finita, di entrare nella storia. Proprio per questo, la Terra è ciò che rende credibile e necessaria la sua tensione verso l’invisibile: senza questo radicamento, il suo volo rischierebbe di perdere spinta e direzione. Nell’economia complessiva della sua opera, la Terra non è dunque un elemento secondario o ancillare, ma il pilastro che regge l’intero edificio simbolico, la base su cui Aria, Acqua e Fuoco possono dialogare senza dissolversi. Attraverso la Terra, Mario Vespasiani afferma una visione dell’arte come atto d’incarnazione, come responsabilità nei confronti del passato e soprattutto del presente, come esercizio di fedeltà a un senso che non può essere improvvisato ma coltivato, giorno dopo giorno, come un campo che chiede cura, rispetto e poi attesa.